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La Conoscenza Scientifica Come Base Per Una Discussione Informata. In Particolare - Il Caso "Di Bella"

Oggigiorno, in Italia, pare stia crescendo un sempre maggiore sospetto verso la scienza. Ne sono esempi eclatanti la vicenda degli O.G.M., acronimo di Organismo Geneticamente Modificato o quella attualissima dei vaccini. Ma ciò è soltanto la punta dell’iceberg di una tendenza che porta numerosi osservatori a ritenere che la cosiddetta informazione diffusa stia partorendo una preoccupante deriva in direzione del cosiddetto relativismo della conoscenza e, quindi, del sapere “autodidatta”. Questa preoccupante sfiducia ha evidenti ragioni sociologiche collegate, da un canto, al maggiore accesso alle informazioni da parte della popolazione e, dall'altro, all'esistenza di una grande massa di notizie scandalistiche, perlopiù veicolate dai social network, ma anche da testate giornalistiche non proprio fautrici di una informazione scientifica corretta, non verificate né controllate, che, appunto, stanno determinando una degenerazione culturale senza precedenti. Tale degenerazione la si evidenzia anche in una materia particolarmente delicata come quella sanitaria ove si assiste, con preoccupante frequenza, all’accettazione e preferenza di metodi fai-da-te e cure alternative prive tuttavia, in alcuni casi, di fondamento scientifico.

Di questo voglio parlare in questo mio primo contributo.

In generale si può affermare che gli imbonitori sono sempre stati presenti nella storia dell'umanità; si pensi, a tal uopo, agli stregoni nei villaggi sperduti del sud America, alle fattucchiere ed alle streghe che preparavano pozioni e miscugli nel corso dei secoli.

Durante lo scorso secolo, anche in Italia, abbiamo avuto numerosi ciarlatani - per ciarlatano si intende, secondo la definizione che ne da Wikipedia - L'enciclopedia libera "...una persona che esercita pratiche da guaritore, o si approfitta in modo simile della buona fede delle persone, allo scopo di ottenere denaro o altri vantaggi grazie a false promesse" i quali, tutti, fornivano miscugli più o meno costosi promettendo pronta guarigione.

E', per esempio, noto il  caso Bonifacio che brevettò una cura anticancro ricavata dagli escrementi delle capre, manco a dirlo, del tutto inefficace, al caso Vieri che invece, durante gli anni trenta del secolo scorso, aveva inventato una cura contro il cancro a base di alcool, aceto e colchicina, al caso UK101 altra presunta proteina anticancro scoperta nel 1995. Per chi volesse approfondire la questione qui affrontata in via incidentale potrà leggere Medicine & Miracoli. Dal siero Bonifacio al caso Di Bella”, Roma, Avverbi, 1998 di E. Altomare”.

Col presente contributo non si vuole affatto sostenere l'infallibilità della scienza tradizionale, la quale, come ogni attività umana, conosce numerosi limiti, ma si intende piuttosto evidenziare l'esistenza, sempre più frequente ahimé, di una serie di manipolazioni esterne sottese ad una scelta, seppur personalissima, di bandire la cura tradizionale scegliendo irriducibilmente asserite “cure” alternative spesso assai costose.

Questa neppure troppo velata diffidenza nei confronti della scienza, figlia degenere della nostra società, è stata qualche volta avallata da taluni Tribunali della Repubblica e, in qualche caso, persino dal legislatore il quale si è occupato incidentalmente e "politicamente" di scienza così fornendo una efficace cassa di risonanza mediatica oltreché un supporto normativo a tali trattamenti. Tale circostanza, neanche a dirlo, ha purtroppo aggravato il già importante disorientamento del cittadino rispetto a tali specifiche questioni.

In questa situazione di diffusa sfiducia nei confronti della scienza medica tradizionale si collocano, come detto, pratiche mediche alternative, pagate in alcuni casi a caro prezzo e somministrate alla stregua di farmaci salva-vita senza una seria e preventiva sperimentazione clinica. In questo primo contributo parleremo del caso del Professor Di Bella.

1. Il caso "Di Bella"

Ognuno di noi ricorderà la vicenda Di Bella che ha occupato le aule dei Tribunali a partire dal 1997. Il dott. Luigi Di Bella, professore di Fisiologia all’Università di Modena, sosteneva di poter curare le più diverse patologie oncologiche con una miscela di farmaci a base di somatostatina. Già nel 1996 la Commissione Oncologica Nazionale aveva dichiarato che tale trattamento era del tutto sfornito di alcuna valenza scientifica a fronte del fatto che viceversa il Professor Di Bella sostenesse di aver curato numerosi casi oncologici con percentuali di guarigione prossime al 100%. Tale rivendicazione, effettuata con l’avallo di alcune trasmissioni televisive, ebbe un ritorno di popolarità assoluto tanto che sempre più persone, deluse dai risultati delle cure tradizionali, e desiderose di avere una speranza maggiore a fronte della propria malattia oncologica, si affacciarono comprensibilmente alla terapia del Professor Di Bella. Il problema, manco a dirsi, era che la somatostatina costava molto e veniva somministrata soltanto nei casi e per le patologie per le quali la Commissione Unica del Farmaco ne autorizzava l’impiego e questo ovviamente avveniva a fronte dell’evidenza dei risultati scientifici che, nella fattispecie concreta, erano soltanto quelli autodichiarati dal suo titolare.

A fronte di ciò iniziarono le prime cause giudiziarie proposte dai pazienti nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale i quali, convinti dagli asseriti risultati miracolosi della cura Di Bella, intendevano sottoporsi al trattamento senza ovviamente sostenere i pesanti costi della terapia.

Alcuni Pretori ordinavano quindi, in via d’urgenza, la somministrazione a spese del S.S.N. della cura Di Bella basandosi, nella maggior parte dei casi, sulle indicazioni dei medici curanti i quali, a loro volta, avevano redatto relazioni tecniche di supporto basandosi sulle informazioni pervenute da medici sostenitori della cura del Professor Di Bella.

Sulla base di queste perizie “tecniche” l’Autorità Giudiziaria concludeva che, essendo il diritto alla salute costituzionalmente tutelato e che, quindi, non potesse essere limitato dalla mancanza del provvedimento amministrativo autorizzatorio della Commissione Unica del Farmaco, doveva essere comunque erogato il trattamento Di Bella considerandolo alla stregua di cura “assolutamente indispensabile” in una logica eminentemente precauzionale.

Alcune Regioni, come la Puglia, sulla scorta dei numerosi provvedimenti giurisdizionali di ammissione al trattamento, addirittura ordinavano la somministrazione a spese del S.S.N. della somatostatina ancora senza alcuna evidenza scientifica sugli effetti del farmaco.

Il clamore mediatico che aveva inopinatamente suscitato tale vicenda portò alla emanazione del Decreto Bindi ( D.L. 17/02/1998 nr. 23 poi convertito in legge dello Stato) il quale, al fine di evitare l’intromissione giurisdizionale in campo medico, dava avvio ad una sperimentazione sul farmaco sotto la supervisione dell’Istituto Superiore di Sanità.

La sperimentazione, ahimè, si concluse accertando l’inefficacia della cura Di Bella ed impedendo così, definitivamente, di inserire il trattamento tra i farmaci gratuiti erogati dal S.S.N..

Nel frattempo, però, senza alcuna sperimentazione clinica, numerosissime persone affette da problemi oncologici, avevano sostenuto le costose cure a base di somatostatina senza risultati apprezzabili.

Appare bizzarro, ma come vedremo tale vicenda è comune a moltissimi altri casi, che la decisione dell'esecutivo di procedere, per decreto, alla sperimentazione sulla cura "Di Bella", non fosse presa sulla base degli evidenti risultati clinici conseguiti dalla medesima cura ma soltanto per scopi latamente "politici" ovverosia per mettere a tacere quella mobilitazione popolare, mediatica e giudiziaria basata, per lo più, su mere dichiarazioni rese dal Professor Di Bella senza alcun riscontro oggettivo.

Questo, come vedremo, costituisce il leit motiv anche della ulteriore vicenda che analizzeremo nei prossimi articoli di questa serie.

Avvocato Leonardo Latini - Studio Legale a Follonica - Grosseto

Scritto dall'Avvocato Leonardo Latini

Titolare in Follonica (GR) dello Studio Legale omonimo, si occupa dal 2005 di consulenza, assistenza e rappresentanza nei molteplici settori del diritto civile, contrattuale e penale. All'occorrenza, svolge la propria opera con l'ausilio di un selezionato staff di collaboratori esterni per la migliore risoluzione delle molteplici e multisettoriali questioni poste.

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