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La Conoscenza Scientifica Come Base Per Una Discussione Informata. In Particolare - Il Caso "Vannoni"

Altra vicenda apparentemente “miracolosa” è quella offertaci dal caso della Stamina Foundation Onlus costituita dal dott. Davide Vannoni nel 2009 e del cosiddetto metodo “Stamina”. Il Professor Vannoni è laureato in lettere e docente di psicologia della comunicazione presso l’Università di Udine. A seguito di una paresi virale al volto e dei trattamenti tradizionali non particolarmente efficaci egli decise di recarsi in Ucraina in quanto ebbe conoscenza dell’esistenza di una cura sperimentale basata sulla somministrazione di cellule staminali alla quale si sottopose con risultati che, a suo dire, furono sbalorditivi. Egli, da quel momento in avanti, si presenterà sempre ai mass-media come la prova vivente della efficacia della cura.

Iniziò così a collaborare con i medici ucraini che già praticavano questo trattamento nel loro paese e fondò una Onlus per lo studio del cosiddetto “metodo Stamina”. Come detto, il professor Vannoni è un esperto di marketing e, ovviamente, intravvedendo uno sgargiante futuro per questa cura, iniziò a pubblicizzarla così efficacemente che numerosi pazienti si rivolsero a lui per ottenere il trattamento.

Tale trattamento, ovviamente, non era affatto gratuito ed infatti molti pazienti pagarono, mediamente, euro 27.000,00 circa pro capite secondo quanto emerge dagli atti delle indagini e dai numerosi testi che hanno trattato la vicenda [AA.VV., “Le cellule della speranza” 2010; B. Mautino, Stamina: Una storia sbagliata (2014)].

Cure peraltro mai autorizzate dall’Agenzia Italiana del Farmaco.

A seguito dell’interessamento della Procura della Repubblica di Torino alle attività commerciali del Professor Vannoni iniziò ben presto una indagine penale sia sulla richiesta di finanziamento presentata da Vannoni alla Regione Piemonte che sulle gravi carenze igieniche dei laboratori ove tali trattamenti venivano praticati. Ed invero, a seguito dell’intervento dei N.A.S., tali strutture vennero sottoposte a sequestro per le importanti carenze igienico-sanitarie riscontrate in loco. Vista la mal parata i medici ucraini se ne tornarono in Ucraina recidendo qualsiasi rapporto con il professor Vannoni. Nel 2008 il professor Vannoni trasferisce società e laboratorio a San Marino e deposita, nel 2011, presso l’Ufficio Brevetti degli U.S.A. domanda di brevetto della procedura di preparazione delle cellule  che pare poi essere stata rigettata nel 2012 (vedasi Luca Simonetti, La Scienza in Tribunale, 2018, testo citato, pagg. 74) ed infine, costituisce la Onlus "Stamina Foundation Onlus" tramite la quale né promuoverà la cura.

Nell'ambito della Unione Europea la cura con le cellule staminali, considerate alla stregua di farmaci, è assoggettata alla stringente disciplina prevista per questi ultimi che prevedono sia la sperimentazione  - nelle sue diverse fasi - che, soprattutto, la specifica autorizzazione alla immissione in commercio e, successivamente, in ogni caso, la farmacovigilanza.

La disciplina per l’introduzione di un farmaco nel vigente ordinamento europeo è, com’è noto, assai stringente ed è volta a garantire, per quanto possibile, il fruitore finale da effetti indesiderati. Essa, in breve, presuppone che venga fornita ampia e rigorosa dimostrazione scientifica che il farmaco sia innocuo, non tossico, oltreché efficace. A seguito di varie vicissitudini e l’inizio della somministrazione della “cura Stamina” presso gli Spedali Civili di Brescia in forza di un accordo ufficiale col predetto nosocomio, interviene infine l’Agenzia Italiana del Farmaco che con ordinanza emanata nel corso del 2012 ne vieta il trattamento e dispone l’avvio di una ispezione. A quel punto interviene anche la magistratura ma ne vedremo gli esiti nel proseguo.

Si deve fare una breve digressione per comprendere la normativa esistente all’epoca dei fatti.

Nel 2012, i trattamenti di inserzione di materiale genetico all’interno delle cellule, finalizzato alla cura di patologie cliniche, erano regolati dal decreto ministeriale 05/12/2006 denominato “Turco-Fazio”. Questo provvedimento consentiva, al di fuori delle sperimentazioni cliniche, per un periodo limitato, in mancanza di una valida alternativa medica, l’impiego delle terapie staminali “nei soli casi di urgenza” e per evitare esiti infausti nei pazienti colpiti da patologie terminali. Tali terapie erano dunque ammesse ma a condizione che fossero sussistenti le seguenti circostanze:

  1.  L’esistenza del “dato scientifico” ovverosia della patologia che ne giustificasse l’uso;
  2.  L’esistenza del consenso informato del paziente;
  3.  Il parere favorevole del Comitato Etico;
  4.  La circostanza che venissero utilizzati, non a fine di lucro, prodotti preparati in laboratori in possesso dei pertinenti requisiti di legge;
  5.  La circostanza che tali trattamenti venissero effettuati presso strutture ospedaliere pubbliche e/o private “a carattere scientifico”.

L’ordinanza dell’A.I.FA. venne impugnata dinanzi al TAR Lombardia che, con provvedimento della Sez. Dist. Brescia 05/09/2012 nr. 414, rigettò il ricorso ritenendolo infondato.

A questo punto, col provvedimento dell'Agenzia Italiana del Farmaco che ne vieta l'utilizzo, avremmo potuto ritenere la storia finita.

In realtà, nonostante il divieto dell'A.I.FA. ed il provvedimento del T.A.R. Lombardia che ne rigettò il ricorso numerosi Tribunali intervennero in via di urgenza, ed a seguito di altrettanti ricorsi presentati da pazienti desiderosi di sottoporsi alla suddetta terapia, che, sulla scorta dell’applicazione della tutela del diritto alla salute, ordinarono in via cautelare la prosecuzione del trattamento con sostanziale disapplicazione della ordinanza A.I.FA. in quanto terapia considerata alla stregua di “cura compassionevoleeffettuabile in regime di urgenza in mancanza di cure alternative.

In sostanza, la carenza di qualsiasi sperimentazione del metodo Stamina veniva di fatto superata, a spese dello Stato, attraverso certificazioni mediche di parte attestanti un miglioramento clinico del paziente.

Nel novembre 2012, una commissione ministeriale composta da membri dell’Istituto Superiore di Sanità, da membri del N.A.S. e dell’A.I.FA. concluse che il metodo Stamina fosse da considerarsi pericoloso per la salute e fosse stato sviluppato senza il benché minimo rispetto delle regole igieniche e, soprattutto, non avesse alcuna efficacia terapeutica scientificamente dimostrata (cft. AA.VV., Le cellule della speranza, cit., pp. 198-199).

Nel caos  susseguente al clamore mediatico della vicenda intervenne il legislatore il quale, con un decreto adottato in via di urgenza, D.L.  nr. 2/2013, meglio noto come decreto Balduzzi, autorizzò, intanto la prosecuzione dei trattamenti già avviati nelle strutture pubbliche introducendo, inoltre, una ulteriore sperimentazione scientifica. Ciò che avvenne dopo fu assai grave. Giunto il provvedimento all'ordine del giorno della discussione parlamentare il Senato approvò il decreto Balduzzi con modificazioni assai penetranti di fatto estendendo il suddetto metodo a tutte le malattie rare e, soprattutto, inquadrandolo non più come un farmaco, pertanto sotto la supervisione dell’A.I.FA., ma come procedura di trapianto sperimentale così da assoggettarla alla mera verifica del Centro Italiano Trapianti.

Inutile dire che, così facendo, l’Italia veniva inammissibilmente posta al di fuori di tutte le regole sanitarie europee.

A seguito delle modifiche approvate dal Senato il trattamento Stamina poteva quindi essere somministrato, trattandosi appunto di “procedura di trapiantoAL DI FUORI della sperimentazione clinica (!!!). Questa circostanza, ovviamente, avrebbe determinato che si potevano curare pazienti col metodo Stamina senza alcuna sperimentazione clinica trattandosi appunto di “trapianto” e non più di farmaco.

In quel periodo, non a caso, visti gli interessi economici esistenti, si schierarono a favore del trattamento “Stamina” numerosi soggetti legati alla farmaco-terapia i quali, dietro lo slogan “libertà di cura” sostenevano la deregolamentazione dei controlli sanitari sui farmaci.

A bloccare la disgraziata manovra del Senato vi fu tuttavia una mobilitazione generale, e senza precedenti, degli scienziati italiani e delle maggiori riviste scientifiche tanto che, la Camera dei Deputati, vista la situazione che si era venuta a creare, espunse definitivamente le modifiche approvate nell’altro ramo del Parlamento impedendone l'approvazione.

Ed i processi a carico del Professor Vannoni come si conclusero? Dopo numerose vicende, infine, il 18/03/2015 il Professor Vannoni risulta aver patteggiato la pena ad un anno e dieci mesi di reclusione per i reati di associazione a delinquere ed uso di farmaci pericolosi mentre per l’altro procedimento penale intentato per tentata truffa ai danni della Regione Piemonte, in relazione alla richiesta illecita di finanziamenti, si concluse con la dichiarazione di non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato.

Recentissimo, poi, perché avvenuto in data 26/04/2017, l’arresto di Vannoni effettuato dai Carabinieri di Torino con l’accusa di utilizzo all’estero di terapia vietata e per associazione per delinquere.

Mentre la sperimentazione non portava ad alcuna evidenza scientifica al Senato venne autorizzata una indagine conoscitiva che si concluse, questa volta, con l’approvazione di un durissimo documento finale ove si evidenziava come fossero state promosse, in difformità dalle determinazioni dell’autorità sanitaria, cosiddette “terapie” non validate dalla letteratura medica senza alcun esito scientifico degno di rilievo. Anche in questa vicenda, come in quella precedentemente trattata relativamente al caso Di Bella, erano esistenti forti interessi economici che avevano, sotto il solito slogan “libertà di cura”, preteso di addossare a carico del Servizio Sanitario Nazionale terapie non riconosciute dalla comunità scientifica e prive di alcuna efficacia.

E’ il percorso tipico di tutte le false cure: una idea apparentemente semplice e con effetti eccezionali, ideata per curare malattie terrificanti, il cui ideatore si dipinge come boicottato e perseguitato dai poteri forti. Anche in questa vicenda, purtroppo, il finale è sempre lo stesso: da una parte nessun risultato documentabile mentre, dall'altro, moltissime persone disposte a spendere migliaia di euro pur di conseguire un sogno. La guarigione. Questo accade, purtroppo, anche perché l’essere umano, per comprensibilissimo istinto, quando non vi sono alternative razionali, è affascinato dalla magia, dal miracolo inspiegabile, unico appiglio alla propria condizione di salute. Meglio la speranza di una bugia scintillante che la certezza di una dolorosa verità. Il prossimo contributo tratterà dell’attualissima questione dei vaccini e, l’ultimo della serie, della vicenda dei cosiddetti organismi geneticamente modificati.

Avvocato Leonardo Latini - Studio Legale a Follonica - Grosseto

Scritto dall'Avvocato Leonardo Latini

Titolare in Follonica (GR) dello Studio Legale omonimo, si occupa dal 2005 di consulenza, assistenza e rappresentanza nei molteplici settori del diritto civile, contrattuale e penale. All'occorrenza, svolge la propria opera con l'ausilio di un selezionato staff di collaboratori esterni per la migliore risoluzione delle molteplici e multisettoriali questioni poste.

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